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Un progetto di ricerca integrato per l'acquisizione della morfo-batimetria ad alta risoluzione al fine di produrre mappe di rischio dei margini continentali italiani


Il progetto MaGIC è finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile nei termini di un accordo di ricerca con l'Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche

 

 

 

Il Progetto MaGIC è un importante progetto scientifico che rappresenta un elemento ineludibile per qualsiasi operazione di gestione delle emergenze geologiche a mare; offre una base per la pianificazione e gli  approfondimenti geologici delle aree marine e consente l'individuazione delle competenze e dei dati disponibili in buona parte dei mari italiani.

Tale Progetto è stato voluto dal Dipartimento di Protezione Civile nelle persone di Bernardo de Bernardinis e Guido Bertolaso, al fine di  mettere in luce un rischio ambientale poco conosciuto e molto sottovalutato. A loro il merito di aver impegnato risorse ed energie in un'attività di Protezione Civile tanto poco appariscente quanto importante per il Paese.

Ricercatori di tre istituti CNR, sette Università, dell'istituto OGS compongono l'intera comunità scientifica nazionale che opera nel campo della geologia marina, in grado di fornire un prodotto che, dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo, ha pochi esempi al mondo ed è già stato preso a modello dall’Università di Nizza. Attraverso il loro lavoro sono stati recuperati un'enorme quantità di informazioni prima sconosciute come, uno fra tutti, la sorprendente diffusione degli elementi erosivi nella maggior parte dei margini continentali investigati dal Progetto MaGIC.  Tale diffusione rispecchia l’alta frequenza con la quale si verificano eventi di instabilità, evidenziando l'evoluzione recente e la morfogenesi dei margini continentali in zone geologicamente attive ed imponendo, quindi, una nuova visione della pericolosità geologica per le coste.

Fra i prodotti della “metodologia di indagine  MaGIC” ci sono le schede morfometriche descrittive delle unità morfologiche (livello interpretativo 2) ed il livello interpretivo 4: “punti di criticità”, di particolare rilevanza per fini di Protezione Civile.

Una ricaduta al progetto riguarda l’accrescimento delle conseguenze scientifiche; i dati acquisiti per fini di “Pericolosità geologica” saranno utilizzati per ricerche nel campo della geologia marina finalizzate alla definizione degli ambienti sommersi ed alla comprensione dei processi endogeni (vulcanismo e fagliazioni) ed esogeni (erosione e sedimentazione); in campo ambientale (definizione degli habitat bentonici); per il  ritrovamento di relitti; industriale, con la messa a disposizione di dati per desktop studies che facilitino la scelta di percorsi per cavi e condotte sottomarine.

Ulteriore ed importante ricaduta del progetto sono state le borse di studio, i dottorati e gli assegni di ricerca che sono stati attivati per interpretare la grande mole di dati acquisiti. Ciò ha contribuito a costruire una generazione di giovani ricercatori "marini" capaci di sviluppare ricerche e competenze per lo studio dell’Italia sommersa che, nonostante occupi un areale maggiore dell’Italia emersa, è ancora in buona parte "terra sconosciuta" per la ricerca scientifica e la gestione del territorio.